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UN PANORAMA DI POMPEI
L'immaginario dell'Europeo colto comprende un piccolo spazio per Pompei. E' dalla meta del XVIII secolo che le scoperte di Ercolano, Pompei, Stabia producono interesse e curiosita', a seconda dei diversi livelli di attenzione. L' originaria casualita' delle scoperte comporto' l'affiorare di decorazioni e sculture antiche che si posero, con immediatezza, a paragone di quanto fino ad allora si conosceva dell' antichita' classica. E cio' era, in maniera quasi assoluta, proveniente da Roma: sulla quale regnava ii Papa, circondato dalle nobili e potenti famiglie dei cardinali. Dalle collezioni di statue , mosaici ed arredi, come anche degli ancora visibili monumenti, dal Colosseo al Pantheon, dagli archi di trionfo alle colonne istoriate, ii dominio pontificio traeva ulteriori elementi di legittimazione. Fu la sagacia politica del nuovo re di Napoli, poi Carlo III di Spagna, a suggerire che le insperate scoperte archeologiche potevano essere utilizzate anche come strumento di governo. Il controllo delle operazioni di scavo fu ristretta al piu' intimo ambiente di Corte . Era il Re ad autorizzare eventuali visite agli scavi in corso ed alle collezioni, che progressivamenie si ampliavalio ospitate net Paiazzo Reale di Pcrtici. Di nomina reale erano gli studiosi che formarono l'Accademia Ercolanese, appositamente istituita per procedere alla pubblicazione dei risultati degli scavi. Ed era ancora ii Re che decideva a chi donare i preziosi volumi in folio, contenenti le incisioni e le descrizioni degli affreschi, dei mosaici, delle statue, degli utensili che erano stati rinvenuti. Un cosi rigido e centralizzato controllo, unito alle ricorrenti rivalita' interne all'ambiente degli Accademici rinfolco' l'interesse e la curiosita' negli scavi. Dei quali diffuse notizie nel circuito europeo Giovanni Gioacchino Winckelmann, il fondatore dell'archeologia moderna. Winckelmann era ii migliore conoscitore delle collezioni e delle antichita' romane: e naturalmente desiderava confrontare tali antichita' con quelle che si stavano ritrovando ad Ercolano e a Pompei. Le limitazioni e gli ostacoli dai quali fu circondato non produssero una felice impressione su Winckelmann: ii quale non manco' di registrare , e cosi di far conoscere all'intero ambiente colto europeo, le ingenuita' e gli errori commessi nel procedere agli scavi. Ma contemporaneamente Winckelmann illustro' chiaramente l'eccezionale interesse costituito dalla potenziale conoscenza di intere citta' antiche. Conoscenze non possibili a Roma, che aveva continuato a vivere su se stessa, distruggendo e nascondendo alla vista progressivamente le sue fasi piu' antiche. Di quell'antico inizio, oggi e davanti all'attenzione dei turisti e dei visitatori una situazione unica: un'intera citta antica, immobilizzata sotto l' eruzione che la seppelli' in un'unica notte, quella del 24 agosto del 79 dopo Cristo. All'apparente immediatezza della comprensione si contrappongono numerose difficolta': a cominciare da quella costituita dall ' avvenuta separazione degli oggetti mobili e decorativi dalle strutture edilizie e architettoniche . Mobili, utensili, arredi, sculture, decorazioni, affreschi e mosaici sono stati trasportati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Li' costituiscono il piu' ampio campionario rimastoci della cultura e della vita quotidiana sullo scorcio del I secolo d.C. in Campania. Invece, i muri, le case, i templi, le strade, le fontane, i teatri sono rimasti li' dove furono costruiti: essi rappresentano lo scheletro della citta' di Pompei. Nella sua ultima fase. La storia di Pompei, nel 79 d.C., era gia' lunga quasi 1000 anni. Sfocia nel mar Tirreno, oggi come allora, ii fiume Sarno: dalle sue sorgenti sotto ii monte Torrenone, percorre l'ampia e fertile pianura di Nola. La sua foce si confondeva con le paludi che distinguevano una costa bassa, stretta fra il promontorio della penisola Sorrentina e le pendici meridionali del Vesuvio. Dove ii fiume si confonde con il mare si hanno alcuni rialzi, derivanti da colate laviche di lontanissime origine. Su uno di essi, in localita Sant'Abbondio, e' stato ritrovato un'insediamento che risale alla Media Eta' del Bronzo, intorno al 1500 avanti Cristo. Il rialzo piu' dominante fra tutti quelli costieri e' quello sul quale si costruira' la Pompei di eta storica: anch'essa e' preceduta da un insediamento del periodo preistorico, del quale sono stati rinvenuti scarsi frammenti ceramici, ma nessuna traccia sicura di strutture per abitazione. Anche la cultura dell'Eta' del Bronzo fu interrotta da una catastrofica eruzione del Vesuvio. Recenti scavi effettuati a Palma Campania, tra Pompei e Nola, hanno messo in evidenza un villaggio sepolto dalle ceneri e dalle pomici eruttate dal vulcano. Le favorevoli condizioni che offriva ii rialzo di Pompei ne consigliarono l'occupazione anche durante 1'Eta' del Ferro , dope il 1000 avanti Cristo . Da esso, esteso piu' di 70 ettari, si poteva dominare la foce del fiume Sarno: e quindi sia il transito lungo di esso da e per la pianura campana, sia l'attracco in rapporto con la navigazione nel golfo di Napoli. La pianura campana presenta una fitta rete di insediamenti, tra ii IX ed ii VII secolo avanti Cristo. San Marzano , San Valentino Torio, Striano rappresentano le nostre principali fonti di conoscenza, prevalentemente grazie alle necropoli. La cultura materiale documentata si riferisce a quella detta delle "Tombe a fossa": i defunti venivano inumati in fosse scavate nel suolo, e deposti circondati da un corredo di oggetti personali e recipienti funzionali. Grazie alla diversa composizione del corredo , e'possibile distinguere i defunti per sesso e per classi di eta', oltre che, nelle fasi piu' recenti, per collocazione sociale. La cronologia assoluta e' facilitata dalla presenza, frammista ai prodotti locali, di recipienti ceramici di importazione, provenienti dalla colonia greca di Pitecusa. Quest ' ultima fu stanziata da Euboici sull ' attuale isola di Ischia entro la meta' dell'VIII secolo a.C.: essa costituisce ii piu' antico stanziamento stabile greco in Italia. Dalla colonia di Pitecusa si irradiarono rapporti commerciali fino all'Etruria: ma, ovviamente, con particolare preferenza per le prospicienti coste campane. Per quanto ci riguarda, la foce del Sarno forniva, come si e' detto , buone opportunita' di ancoraggio , cosi come il corso del fiume permetteva il collegamento dell'entroterra con la costa. Lo stato delle conoscenze attualmente possedute non ci permette di stabilire con certezza che il nucleo abitato attestato a Pompei abbia tratto vantaggio da tale dinamica di scambi e rapporti. Le informazioni analoghe messe in luce a Pontecagnano (Salerno) ci illustrano lo sviluppo di questo centro, anche grazie alla possibilita' di scambi e commerci con i coloni greci di Pitecusa, facilitati dalla foce del fiume Tusciano sul cui tratto terminale si e' stabilizzato l'insediamento. Al contrario, l' insediamento indigeno posto sulla collina di Cuma non ha restituito documentazione analoga. Pertanto, in mancanza di ritrovamenti effettuati a Pompei stessa, e stante l'ambiguita' delle piu' vicine situazioni che possono costituire analogia di modello, appare prudente lasciare aperta la questione.Tale incertezza, tuttavia, non indebolisce la ricostruzione, sia pure a grandi linee, della dinamica seguita dal popolamento della piana del Sarno in questo periodo. Progressivamente, gli originari insediamenti della pianura interna si esauriscono, concentrandosi intorno alle nuove sedi di Nocera e Nola. Parallelamente si documentarono tracce di presenza, nel corso del VII secolo a.C., in territorio di Boscoreale; ed inizia la vita di un nuovo insediamento costiero presso l'odierna Castellammare di Stabia, localita' Madonna delle Grazie. Il quadro generale delle presenze politiche in Campania tra la fine del VII e l' inizio del VI secolo comprende la forte espansione degli Etruschi meridionali. Questi sono attestati, ormai da un paio di secoli, su Capua: ma lo sviluppo delle principali citta' dell'Etruria propria, in particolare Vulci, conduce ad un rinnovato afflusso, che si pone in una sosta di "concorrenza" con il contemporaneo sviluppo greco. I discendenti dei coloni euboici di Pitecusa sono ormai da un secolo fortemente stanziati a Cuma, sulla terraferma, dalla quale si sono espansi almeno fine a Partenope (=Napoli). E' dibattuto fra gli studiosi se l'espansione etrusca in Campania si sia verificata prevalentemente per via terrestre oppure marittima. Quel che e' certo e' la costante presenza di prodotti etruschi nei siti sia costieri sia interni. Cosi, a Castellammare di Stabia, oltre al bucchero si hanno recipienti figurati di fabbrica etrusca vulcente . Ed anche a Pompei la presenza di recipienti in bucchero e' notevole: essa e' frammista a recipienti greci a figure nere, a dimostrare la complessita' e l'intreccio delle correnti commerciali in Campania nel periodo arcaico. L'infittirsi delle presenze in questo settore territoriale ha comportato entro la meta' del VI secolo a.C. una radicale modifica dell'insediamento di Pompei. Sulla zona piu' alta del rialzo si impianta un luogo di culto dedicato ad Apollo, al quale fa da riscontro un secondo santuario, posto sulle balze sud-orientali della collina. Quest'ultima e' cinta per il suo intero sviluppo da un muro di difesa, costruito con blocchi parallelepipedi di lava tenera (=pappamonte).Nel settore nord-occidentale (successiva Regio VI ) e' documentata almeno una costruzione, impiantata all'interno di un boschetto di faggi, di probabile destinazione culturale, frequentata da portatori di cultura etrusca. L' insieme di queste evidenze ci permette di affermare che l'antica stazione di controllo della foce del Sarno e stata strutturata per garantirsi sia maggiore sicurezza sia le funzioni di accoglienza e scambio di forestieri. A queste ultime, in particolare, sembra destinate il tempio sud-orientale (successivo "Foro Triangolare"), il quale era forse dedicato ad Eracle. E' da notare che 1' eroe semidivino presiede a luoghi di culto che segnano le zone di scambio tra residenti e stranieri: dalle celeberrime colonne d'Ercole all'area sacra presso ii porto tiberino di Roma. Inoltre, la collocazione di questo tempio sulle balze della collina verso il fiume ne accentua il carattere marginale, in specie per contrasto con la centralita' della posizione assunta dal Tempio di Apollo. In tale collocazione si puo' leggere un ulteriore indizio della supposta funzione: in esso si possono tenere rapporto con gli stranieri ma senza ammetterli propriamente all'interno della citta'. I ritrovamenti effettuati a Pompei per il corso del VI secclo a.C. si riferiscono sia alla cultura greca sia a quella etrusca, ma non e' agevole definire a quale dei due popoli si riferisca il controllo su di essa: e la polemica tra studiosi e' stata vivace. Ci pare, tuttavia, che la questione debba essere vista in maniera diversa: in quanto il diffuso controllo della valle del Sarno e del sue fronte costiero sembra che, in maniera piu' convincente, debba essere riconosciuto alla popolazione indigena degli Ausoni. Questi ultimi, postisi in continuo e proficuo contatto con Greci ed Etruschi, ne appresero le funzioni principali, cosi da mettere in opera la costruzione delle mura da difesa, e la identificazione di luoghi di culto, nei quali rendere omaggio alle principali divinita' degli individui stranieri con i quali venivano in contatto a scopi commerciali. E', cioe', da supporre che la Pompei arcaica (come, in successione di tempo , le successive) non sia stata controllata politicamente ne dai Greci ne dagli Etruschi: mentre sia la felice collocazione geografica sia le opportunita' del suo entroterra vi abbiano favorite il convergere di piu' popoli alla ricerca del commercio e dello scambio. Sembrerebbe opporsi a questa interpretazione la notizia riportata da Strabone (5, 4, 8): "Gli Osci tennero Ercolano e la vicina Pompei, presso la quale scorre il fiume Sarno; dopo di essi, la tennero gli Etruschi e i Pelasgi e dopo ancora i Sanniti i quali, infine, ne furono scacciati (dai Romani)" Ma e da osservare sia che l' accenno straboniano alle vicende intercorse e' solamente riassuntivo sia che , insieme agli Etruschi, vengono ricordati espressamente i Pelasgi. Questa popolazione mitica viene generalmente intesa come vago riferimento ad indigeni ellenizzati. E, con valore convergente, anche se indiziario e' da ricordare che le indagini archeologiche ci indicano una forte presenza etrusca piu' all' interno, ad unire Capua con Pontecagnano piuttosto che sulla costa. Infine, nessuna delle ricerche archeologiche finora condotte a Pompei ci ha fatto conoscere elementi strutturali riferibili piuttosto alla cultura etrusca che a quella mista dell'intero comprensorio. Considerazione finale circa ii testo di Strabone e' riferita alle necessita' di comunicazione del Geografo: ii quale, proprio per farsi intendersi meglio dai suoi lettori, si riferisce generalmente a popolazioni note, facendo menzione , inoltre, piu' dei tratti culturali che di quelli etnici. E, come ci documenta l'archeologia, i prodotti materiali etruschi erano ben presenti in Pompei. Lo stanziamento entro le mura di difesa in pappamonte sembra da considerarsi prevalentemente ausone, con luoghi di culto e possibili nuclei di residenti non-indigeni. Salva la quasi totale mancanza di conoscenza di strutture edificate riferibili al periodo arcaico, e' anche possibile ritenere, a livello di ipotesi di lavoro, il quadro dell' attuale conoscenza come corrispondente a quello antico. E', infatti, diffusa conoscenza che gli insediamenti indigeni arcaici erano costituite da strutture abitative leggere, costruite con legno e, talvolta, mattoni crudi. Materiali, quindi, che le successive fasi abitative costituiti da edifici pesanti e necessitanti scavi per le fondazioni possono aver quasi completamente distrutto, nascondendole cosi' alla nostra conoscenza. Sembra, infine, possibile riportare a questo stesso periodo arcaico la denominazione "Pompei" dell'insediamento. Il toponimo e' di radice italica, assimilabile a quella del numerale "cinque" . Tale significato puo' indicare che "cinque" gruppi si siano federati per insediarsi, e quindi controllare ii luogo forte posto sulla foce del Sarno . Se si considera che "cinque" e' il numero delle dita di una mano, se ne ricava che la notazione, anziche' esclusivamente specifica puo' assumere valore generale. In tal caso verso Pompei confluirono "tutti" i gruppi finallora diffusamente presenti in un determinato comprensorio i cui confini non siamo in grado di definire con esattezza. Sembra, inoltre, che sia da porre in rapporto con la dinamica del progressive popolamento di Pompei la progressiva scomparsa di quello di Stabia.Quasi che in rapporto al flusso di traffico che si svolgeva nel comprensorio della foce del Sarno, la sola Pompei sia stata ritenuta sufficiente a garantirne controllo e sfruttamento. Se poi cio' si sia svolto pacificamente o con scontri violenti fra i due contendenti, questo non e' piu', o ancora, possibile sapere. Possibili, ulteriori documentazioni su questo periodo potrebbero provenire da Ercolano , che Strabone accomuna strettamente alle vicende di Pompei. E' da osservare che il toponimo e' chiaramente greco. Non possiamo, tuttavia sapere se cio' derivi da un omologo toponimo italico, anch'esso riferito all'eroe ampiamente venerato da popoli anellenici. Le guerre tra Etruschi e Greci per il possesso completo della Campania comportarono la definitiva battaglia navale del 474 a.C. In essa, la flotta etrusca fu sbaragliata da quella siracusana , cosi' che le citta' greche di Cuma e Neapolis poterono ampliare i propri commerci e le proprie sfere di influenza, senza doversi confrontare con le initiative etrusche. E' in questo quadro , del quale tuttavia sfuggono sia i dettagli sia l'esatta progressione degli eventi, che va collocato ii restauro della precedente cinta difensiva di Pompei. Al pappamonte viene addossata una doppia fodera in parallelepipedi di solido calcare del Sarno , con rafforzi costituiti da torri a pianta quadrangolare. A chi si debba l'opera di ingegneria, e la necessaria autorita' politica ed autonomia finanziaria, non sappiamo. Le particolarita' costruttive ed architettoniche non indiziano nessuno dei tre attori in scena in quella fase: Greci, Etruschi e Italici, forse non ancora completamente sannitizzati. Anche perche non puo' escludersi che questi ultimi si possano essere, alternativamente, alleati con i Greci, o con gli Etruschi, cosi da apportare alla nuova opera ii proprio Know-how. Il rafforzamento delle mura, che tuttavia ripercorrono esattamente il precedente circuito, e la definizione delle porte urbiche sono elementi collegati all ' inserimento di Pompei nella rete di comunicazione del comprensorio. La citta', quindi, e' elemento componente, e a sua volta dimostrativo, di un popolamento territoriale che la sannitizzazione, completatasi entro ii V secolo a.C. , fissa nelle forme destinate a durare fine alla completa romanizzazione. E' forse possibile inferire un parziale mutamento nella funzione commerciale dell'abitato di Pompei. Nel periodo precedente era stato impiantato un luogo di culto, forse gia' dedicato a Poseidone, il dio del mare, in localita' Bottaro, sulla piu' avanzata verso mare delle dune sabbiose che delimitavano le paludi terminali del fiume Sarno . Queste documentazioni arcaiche non sono seguite da altre riferibili al V secolo, come poi invece si verifica per i secoli successivi. Se ne puo' forse ricavare un esile indizio, in direzione di un indebolirsi dei traffici marittimi, cosi come puo' verificarsi sulla parallela mancanza di reperti del V secolo a Stabia. Si e', forse, privilegiato un transito commerciale per via di terra, all'interno, quindi, di un panorama comprensoriale al massimo regionale: troncatisi ormai i rapporti con l'Etruria tirrenica, con Siracusa, mentre si rafforzavano invece sia le citta' greche agricole di Cuma e Neapolis sia le societa' sannite delle pianure interne. Fra esse, la piu' utile al nostro argomento e' Nola, dalla quale provengono numerosi e raffinati vasi attici a figure rosse. In questa luce anche possibile intendere la progressiva stabilizzazione del disegno abitativo di Pompei all'interno delle mure, che si avvia a divenire catasto urbane. La conformazione naturale del rilievo disegna due accessi principali dal lato Nord: in rapporto con la "porta Vesuvio" e con la "porta di Ercolano". La prima si rivolge alla via pedemontana del Vesuvio verse l'interno, mentre la seconda conduce alla via costiera, ed in particolare verso Ercolano e Napoli. In direzione Sud, invece, un vallone incide il pianoro sommitale del rialzo, costituendo cosi una sede naturale per il transito che prosegue verso Stabia. La regolarizzazione delle opportunita' geomorfologiche fa risultare diversi quadranti. Quello Sud-Occidentale corrisponde alla tradizionale "Altstadt": in esso e' si il centro della citta' con il fore e il tempio di Apollo, ma ii disegno viario non regolare. Il guadrante Nord-Occidentale (Regio VI, in prevalenza) conserva ii percorso della proposta via costiera nell ' interruzione che la "via Consularis" ancora marca nell'insula 4 della Regio VI. I due quadranti orientali sono delimitati verso Ovest dalla rettilinea via di Stabia, che unisce porta Vesuvio a porta Stabia. Essi, per le loro caratteristiche catastali e metrologiche, rimontano ad un piano urbanistico impostato probabilmente tra V e IV secolo a.C. Anche se continuano a mancare complete e decisive attestazioni archeologiche, derivanti da scavi stratigrafici, relativi ad opere residenziali di questo periodo, si puo' assumere che, entro ii 310 a.C., la citta' di Pompei abbia assunto lo schema che persistera', salva la progressiva edificazione, fine al 79 d.C. Entro la fine del IV secolo a.C. infatti, si intrecciano le vicende riassuntivamente note come guerre sannitiche. Roma e le popolazioni sannitiche si affrontarono allo scopo di attribuirsi il dominio completo sulla Campania. Le sorti degli scontri furono alterni: la sconfitta patita dall ' esercito romano alle Forche Caudine non compromise, tuttavia ii finale successo sui Sanniti. In questo quadro, nel 310 a.C. Livio (9,38,2-3) tramanda: "Una flotta romana fu condotta in Campania da Publio Cornelio, che ii Senato aveva posto al comando per la difesa della costa; ormeggiatesi a Pompei, le truppe alleate si partirono per razziare la campagna di Nocera. In breve essi saccheggiarono le zone costiere, cosi' da assicurarsi ii rifugio sulle navi: ma: come accade , furono sedotti dal desiderio di ulteriore preda e, pertanto, avanzatisi provocarono i nemici. Di questi, nessuno li ostacolo', per qu ante , essendosi dispersi , avrebbero potuto essere completamente sbaragliati. Mentre, tuttavia, erano sulla via del ritorno in gruppi non allertati i contadini piombarono loro addosso , non lontano dalle navi, recuperando il bottino ed uccidendone alcuni. Cosi che nelle navi si rifugiarono , in massa tremebonda , coloro che sfuggirono alla strage." Deduciamo che Pompei conserva la sua funzione di controllo della foce del fiume Sarno e del transito lungo di esso, verso l'interno; che le campagne circostanti sono frequentate da Sanniti, dediti alle attivita agricole, i frutti delle quali costituiscono ii bottino bramato dai Romani e dai loro alleati navali. Stante lo sfruttamento agricolo circostante Pompei, la crescita d' importanza dei tratti urbani delle vie di comunicazioni con le campagne appare una conseguenza obbligata. Ed e' per questo che il nuovo disegno urbano conserva tali assi, ma si dispiega con la regolarita' propria di impianti codificati, mettendo, per cosi dire, fra parentesi l'andamento non ortogonale del quadrante Sud-Occidentale. L'importanza delle vie di comunicazioni terrestri e' ulteriormente indicata dai ritrovamenti relativi a zone di sepolture, effettuate tra IV e III secolo a.C., nelle zone immediatamente esterne a Porta Stabia, verso Sud, e a Porta Ercolano, verse Nord- Ovest. Se ne deduce che lungo tali direttrici si aveva un transito privilegiato, tale quindi da giustificare ii funzionamento delle necropoli. Di importanza ancora maggiore la costatazione che gli insediamenti agricoli a Nord di Pompei osservano un' allineamento costante, probabilmente costituito dall'asse viario, almeno fine all'altezza dell'odierna Boscoreale. Per tornare alle necropoli suburbane all'esterno di Porta Vesuvio, che costituisce lo sbocco a Nord simmetrico a quello meridionale di Porta Stabia, le ricerche sono state condotte finora allo scoprimento della necropoli del periodo romano. Cosi' che manca la riprova archeologica completa dell' ipotesi organizzativa del reticolo viario urbane sopra proposta. Dalla narrazione di Livio possiamo ricavare un'altra, ulteriore informazione. Pempei ricordata quasi come una determinazione geografica: e pur vero che l'obiettivo dello sbarco e' Noceria, se non altro per il motivo politico di punire un alleato che si era appena staccato dai Romani per ritornare fra i Sanniti. Gli sbarcati, tuttavia, anche se incautamente si spingono verso l'interno, non attaccano l'infedele alleata: la citta' era, infatti, cinta da mura di difesa altrettanto, ci informa l'archeologia e si deduce da Livio, era per Pompei. Ma, in quegli anni, non era piu' la cinta in parallelepipedi in calcare del Sarno che circondava il rialzo, ma una nuova, forse appena terminata, opera militare cosi che i Romani evitarono le piazzeforti per razziare le fattorie non fortificate: e non puo' escludersi che gli agricoltori si fossero riparati, al momento dello sbarco, entro la citta' di Pompei, dalla quale compirono piu' tardi la loro sortita vittoriosa al danni dei nemici, resi incauti dal successo ed appesantiti dalla preda. Le mura "nuove" sono anch'esse costruite con blocchi parallelepipedi in calcare del Sarno, ad inglobare con un aggere i resti delle precedenti. Rafforzate successivamente da torri a pianta quadrangolare , queste mure sono sottoposte a rafforzamenti ulteriori nel corso del III secolo, forse in connessione della permanenza in Campania dell' esercito di Annibale . Molto numerosi sono i marchi di cava, costituiti da lettere dell'alfabeto osco. Il collegamento generale della citta', ormai strutturata al proprio interno, con il territorio circostante e' rafforzato dall' orientamento seguito alle vie di Nola e a quella dell'Abbondanza. Esse traguardano verso Est la sommita' del monte Torrenone, dal quale sgorga ii fiume Sarno, sede di un santuario federale sannita. La mancanza di precisi e numerosi dati archeologici utili a definire la diacronia dell'impianto urbano costringe a considerarlo come impostato nel IV secolo e sviluppatosi progressivamente fino al II secolo a.C.. A causa di tali ampi ed imprecisi termini cronologici appare assai rischioso tentare accostamenti tra lo schema urbano di Pompei e quello della colonia latina di Paestum (273 a.C.), nonostante i suggestivi paralleli relativi all'analoga divisione in terzi dell'asse principale Nord-Sud. A Pompei infatti, tale asse corrisponde ad un precedente percorso, la cui partizione in terzi interessa esclusivamente i due quadranti orientali. La loro urbanizzazione si deve a dinamiche interne alla societa' sannita del comprenserio, sia pure condizionate dalle generali interferenze politiche con la Repubblica Romana . Resta ii fatto che la cultura documentata a Pompei, fine alla guerra Sociale, pienamente sannita, dalla lingua alle istituzioni, con una ben individuata presenza di, almeno, etruscofoni. Il campo ancora da esplorare e' quindi, costituito dall'ambiente culturale nel quale si e' elaborata, o solamente applicata , una divisione degli spazi che possa trovare i suoi esiti nel settore orientale di Pompei. Etruschi e Romani sono universalmente noti per le rispettive regolamentazioni urbanistiche. Meno noti in questo campo sono i Sanniti: ma la gia' ricordata regolamentazione agricola tra Pompei e Boscoreale appare elemento sufficiente per invocare un supplemento d'indagine al proposito. In specie per le societa italiche del versante tirrenico, fra le quali si ascrive quella di Pompei. Esse, infatti, presero possesso di organismi urbani regolamentati, da Cuma a Neapolis a Poseidonia, fin dalla fine del V secolo a.C. E a Laos entro la fine del IV secolo a.C. si procedette ad un disegno urbano ortogenale per l'omonima citta' lucana, la quale, forse, rappresenta la prima strutturazione veramente urbanizzata di un insediamente locale, nel quale si riconosce la localizzazione, ma non la forma, dell'arcaica sub-colonia di Sibari. Argomentazioni come quelle che precedono non possono, tuttavia portare avanti l'indagine. Gia' si e' detto che mancano ritrovamenti archeologici del pieno periodo sannitico, paralleli nel tempo alla fase documentata dalle necropoli. Il resto piu' sicuro e' stato messo in luce sotto una casa, impiantata nel II secolo a.C., nella Regione VII. Si e' rinvenuta parte di un edificio, convincentemente interpretate come sede di banchetti pubblici, in quanto i vani superstiti conservavano i necessari rialzi per l'apprestamento dei letti conviviali. Funzioni del genere sono note in un altro abitato italico, quello lucano di Buccino (Salerno) . In essi si svolgevano i pasti comunitari delle associazioni generalmente basate su classi di eta', che costituiscono l'ossatura della articolazione sociale italica, e delle quali si conosce ii nome osco (=vereiia). Questa scoperta comprova l'etnicita' e la cultura di Pompei, e si collega ad una numerosa serie di graffiti e di iscrizioni , anche monumentali, redatti in lingua osca. Il tenore dei testi vario: privati e pubblici, essi contribuiscono, insieme all'uso dell'unita' di misura lineare pari a cm. 28,5 (= 1 piede osco), a riempire di contenuti dimostrativi un generale schema storico. L'esito favorevole a Roma della seconda guerra punica, apre all'influsso, ormai senza alternativa, della Repubblica l'intera Italia Meridionale. L'impianto di colonie, da Buxentum a Siponto, circonda le coste, a rinserrare le posizioni piu' antiche centrate su Venosa e Paestum. Lo sviluppo verso l'Oriente apre al commercio, romano ed italico, nuovi e ricchi mercati, che ruotano intorno al porto franco di Delo. L'allargamento di opportunita' offri anche a Pompeiani, verisimilmente, il destro di utilizzare le potenzialita' sia dei prodotti locali sia della domanda: tanto piu' che era agevole il collegamento con il porto di Pozzuoli, terminale del traffico attraverso ii Mediterraneo. Oggetti di produzione orientale costituivano ornamenti delle case; vi si diffondevano le religioni, come quella di Iside; il grano si vendeva con misure iscritte in grece, di probabile provenienza alessandrina. La vivacita' degli scambi era tuttavia inquadrata nel lealismo nei confronti della Repubblica dominante. Cosi che il proprietario della Casa del Fauno iscrive in latino ii beneaugurante Have sulla soglia d'ingresso. Eppure, in questa fastosa dimora dalle gigantesche dimensioni, gli elementi decorativi sono permeati dal gusto e dalle iconografie ellenistico-egittizzanti, che raggiungono il proprio picco di esternazione nel mosaico pavimentale del secondo tablino. In esso e' una replica, realizzata con controllata maestria, dal famoso quadro, dovuto al pennello di Philoxenos da Eretria, raffigurante Alessandro Magno che incalza, al culmine della battaglia di Isso, ii re persiano Dario, ormai pericolosamente vicino alla fuga. La Casa del Fauno, con la sua superstite decorazione affrescata di I stile, la facciata in quadroni di calcare, la simmetrica disposizione dei vani intorno all'atrio, costituisce un ottimo esempio del tipo di edificio privato che, in uso dal III-II secolo a.C., si continuera' nei secoli successivi. Essa, inoltre , documenta di come l' originaria suddivisione in particelle catastali si sia modificata nel tempo , seguendo l'alterna vicenda delle fortune familiari.Come oggi risulta, la Casa del Fauno consiste nel progressivo ampliamento di un'originaria casa che ne ha inglobato almeno altre due. Gli edifici in uso nel 79 d.c. nei settori centrali di Pompei derivano da strutture che si documentano, mediamente, fine al III-II secolo a.C. Cio a dire, che in questo periodo si e' iniziato a costruire con tecniche piu' solide, cosi' da resistere alla successione dei continui rifacimenti e da lasciare agli archeologi moderni documenti materiali. Cio' vale anche per le decorazioni affrescate: la massima parte di quanto rimane si attribuisce al piu' recente dei quattro "still" che sono stati individuati. Del secondo e del terzo, e a maggior ragione del primo, i resti non sono numerosi, in quanto distrutti, o ricoperti, dagli aggiornamenti aggiunti con il passare del tempo. D'altronde, ogni edificio pompeiano rappresenta una tessitura continua di rifacimenti e di adattamenti, quanti se ne possono realizzare per una durata media di circa tre secoli, a risalire dal 79 d.C. Alle mutazioni delle esigenze degli abitanti, si aggiungono le necessita' dei restauri statici, indotte dai frequenti terremoti che si sono susseguiti. Di uno di essi, verificatosi nel 62 d.C., si e' ricostruito il ricordo nelle fonti letterarie:e si e' cercato di individuarne le tracce nei dissesti che, numerosi, segnano le piu' recenti architetture, pubbliche e private di Pompei. Ad un precedente terremoto sembra riferirsi il rilievo che ne rappresenta i danni con la veduta di edifici in crollo. Ed analoga e' la causa che giustifico' la munificenza di Numerio Popidio Celsino nel mettere a disposizione il proprio capitale per ii restauro del Tempio di Iside. La Pompei sannitica, saldamente alleata alla Repubblica, le rimane fedele durante la guerra sociale, ma poco dopo, si oppone a Silla che la cinge d'assedio, conquistandola. Su di essa, il Dittatore incarica ii nipote Publio di dedurre la colonia Cornelia Veneria Pompeianorum nell'80 a.C. illustrandola con la scenografica costruzione del Tempio di Venere.Questo e' posto sullo sperone sud- orientale del rialzo e, nel nitore dei suoi marmi bianchi, segnava la citta' per chi vi giungesse dalla tradizionale via della foce del Sarno. Tale scenografico ingresso innova radicalmente l'immagine della precedente citta': non piu' legata alle campagne ma aperta sul mare. Cio' nonostante la base economica di Pompei rimane legata allo sfruttamento agricolo: le tenute piu' accosto alla citta' sono assegnate ai legionari sillani, in numero di circa 2000, che furono destinati a rappresentare la colonia. E' cosi' che, in maniera convincente, si sono spiegati i radicali rifacimenti del nucleo originario della Villa dei Misteri, e di quelle "di Cicerone" e " di Diomede".I relativi affreschi di II stile si datano in periodo immediatamente successive all'80 a.C. Per contrasto, le non poche dimore urbane che conservano (e, maggior misura, conservavano fine al terremoto del 62 d.c.) decorazioni di I stile possono essere attribuite alle famiglie sannite, che, superato il difficile momento di impianto della colonia, continuarono a vivere in citta' latinizzandosi progressivamente. L'esempio principe di esse e' rapprsentata dalla casa del Fauno. Il tessuto urbane si modifica radicalmente nella prima fase di vita della colonia: se non altro per permettere ai nuovi abitanti edifici pubblici loro propri. Sintomatico la costruzione dell' odeion o teatro coperto: in esso si dovevano svolgere azioni sceniche in latino, mentre nel teatro maggiore scoperto, le azioni erano in osco. Ancora una generazione piu' tardi Cicerone attesta che a Pompei si svolgevano spettacoli in questa lingua. In parallelo, la costruzione ex novo delle Terme del Foro indica che in questo stabilimento si poneva a completamento, per l'uso dei coloni, delle precedenti Terme Stabiane, per quanto anch'esse parzialmente rinnovate durante la stessa fase. Per quanto riguarda le costruzioni religiose, il c.d. tempio di Glove Meilichios e la fase piu' recente dell'altare del tempio di Apollo sono ascrivibili alla prima generazione della colonia. Ma la costruzione principale consiste nella ristrutturazione dell' originario tempio di Giove, posto sul lato corto settentrionale del Foro, in un tipico modello di capitolium , a significare la forte presenza di Romani. Piu' in generale , la diffusa dismissione delle mura di difesa conduce alla progressiva edificazione del pomerio, che gode di ampio panorama a vantaggio delle ricche ville che vi vengono costruite. E tale urbanizzazione avanzera', successivamente, verso nord con l'impianto delle Terme Suburbane al di fuori di Porta Marina, entro la meta' del I secolo d.c., dotate di sofisticati sistemi di riscaldamento della piscina coperta. Il segno principale di questa fase e' probabilmente rappresentato dall'Anfiteatro, costruito a proprie spese da due luogotenenti di Silla, Gaio Quinzio Valgo e Marco Porzio, durante la loro magistratura quinquennale. In esso si sedimenta il tradizionale amore sannita per i giochi gladiatorii, ma a servizio di una citta' ormai pacificata: frequentata da discendenti delle vecchie famiglie e dai nuovi venuti, che possono ormai utilizzare le mura come sostegno per edifici e non piu' come infrastruttura militare. Il secolo e mezzo circa che intercorre fine all'eruzione del 79 d.c. conduce ad una progressiva omogeneizzazione di Pompei alla dominante cultura romana.Terremoti e principali eventi politici hanno lasciato il loro segno: nei continui rifacimento e nel progressive susseguirsi degli "stili" decorativi cosi come nel riattamento del Foro, nella costruzione augustea del Tempio della Fortuna Reduce, nell'adeguamento dell'acquedotto. L'evoluzione sociale ed economica conduce alla costruzione di nuovi modelli di edifici per abitazione , nei quali lo sfarzo degli ambienti si riduce sia in scala dimensionale sia nella reciproca giustapposizione planimetrica. In quanto le disponibilita' finanziarie e di spazio si erano ridotte a vantaggio di una piu' estesa tranquillita' politica. La vita quotidiana, i mestieri, le credenze, gli amori ci hanno lasciato nei reperti e nei graffiti la loro testimonianza e continuano ad emettere messaggi che cerchiamo di raccogliore ed interpretare.


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